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Circolo Willy Brandt


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RE-COMO, febbraio 2026 La newsletter-laboratorio del Circolo Culturale Willy Brandt per leggere e comprendere le trasformazioni della realtà

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Ascolto, responsabilità, futuro. Le parole di Nini Binda tra ciò che non torna e ciò che va costruito

C’è una differenza sottile ma decisiva tra la nostalgia e la memoria.
La prima consola, la seconda obbliga a pensare. Le riflessioni che ci ha inviato Nini Binda – imprenditore del tessile e già assessore del Comune di Como – appartengono chiaramente alla seconda categoria.

Nelle sue parole non c’è idealizzazione del passato, ma la consapevolezza che alcune pratiche politiche e civili, oggi smarrite, erano prima di tutto metodo: ascolto, confronto, responsabilità. Non formule, non slogan.

Binda parte da lontano, dalla propria formazione personale:

«L’educazione familiare mi ha pesato molto: era concepita come un continuo allenamento, un lavoro massacrante in vista di un futuro risultato che poteva arrivare o meno. L’apprendistato fu duro, questo mirare in alto oggi non esiste più».

Non è il rimpianto di un’epoca severa, ma la constatazione di una perdita di tensione morale e civile. Una società che, come scrive, rischia di appiattirsi nell’autocompiacimento:

«L’uomo massa è soddisfattissimo di ciò che è, per questo inneggia alla volgarità e alla violenza. Provo una grande tristezza».

A 92 anni – «il prossimo 6 aprile li compirò» – Binda osserva il presente con lucidità disarmante. Il corpo rallenta, ma lo sguardo si affina:

«Si maneggiano le cose umane con maggiore sapienza, minore intemperanza. E per fortuna c’è la passione del lavoro e dello studio, che arriva lì dove i muscoli meno possono».

È da qui che nasce anche la sua preoccupazione per il decadimento della scuola e della formazione civica:

«Mi rattrista il decadimento della scuola, dove non si insegna più l’educazione civica, ovvero le fondamenta del nostro stare insieme».

Ma il cuore politico delle sue riflessioni riguarda l’esperienza amministrativa vissuta accanto al sindaco Botta, che Binda ricorda non come un uomo solo al comando, ma come un costruttore di decisioni condivise:

«Stare vicino al sindaco Botta mi ha insegnato che il confronto non è una debolezza, ma uno strumento di forza e responsabilità».

Una politica fatta di squadra, competenze, ascolto reale:

«Si costruivano le decisioni valorizzando il confronto, senza rinunciare alla responsabilità finale. Ascoltava, verificava e decideva solo dopo aver compreso il quadro complessivo».

Eppure – ed è qui il punto più scomodo, ma anche più attuale – Binda mette in guardia da ogni tentazione di rifugio nel passato:

«È inutile cullarsi nelle illusioni di ieri. Il mondo di ieri se ne è andato e non tornerà mai più».

Non una resa, ma una presa d’atto. Il tempo storico è cambiato, e nessuno può garantire un ritorno alle condizioni di allora. Questo però non significa rinunciare ai valori fondamentali:

«Quel passato fatto di libertà economiche, di libertà di scelta di vita e religiose, e soprattutto di stato di diritto, non è indifendibile né irrecuperabile».

Il messaggio che arriva a RE-COMO è chiaro: non serve restaurare il passato, ma salvarne il metodo.
Ascolto, confronto, responsabilità pubblica, rispetto delle regole. Senza illusioni, ma senza cinismo. Senza nostalgia, ma con coraggio.

Perché se è vero che il mondo di ieri non tornerà, è altrettanto vero che il futuro non si costruisce senza memoria critica e senza politica all’altezza del proprio tempo.



RE-Think – l'editoriale del Circolo

Ascolto, decisione, visione: quando la politica deve tornare a fare il suo mestiere

Le parole di Nini Binda, che aprono questo numero di RE-COMO, ci restituiscono un’immagine della politica che oggi appare quasi estranea: una pratica fondata sull’ascolto, sul confronto, sulla costruzione collettiva delle decisioni. Non come rituale, ma come metodo.
Un metodo che – come Binda ricorda – non indeboliva chi governava, ma ne rafforzava la responsabilità.

Allo stesso tempo, lo stesso Binda ci mette in guardia da una tentazione sempre in agguato: cullarsi nelle illusioni di ieri. Quel mondo non tornerà. Le condizioni economiche, sociali e culturali sono mutate radicalmente. Ma proprio per questo non possiamo permetterci di perdere anche ciò che di quel mondo aveva valore: la capacità di decidere dopo aver compreso, e non prima o senza aver ascoltato.

È su questo crinale che si colloca la riflessione del Circolo Willy Brandt: crisi della decisione e ruolo della politica non sono formule astratte, ma problemi concreti che attraversano Como e il suo territorio.

Già nel 2018, con l’incontro “Sinergie confinanti: mobilità a Como, un sogno realizzabile?”, il Circolo aveva posto una questione che oggi appare evidente: Como non è un’isola. I problemi strutturali non si fermano ai confini amministrativi e non possono essere affrontati da un solo Comune, né tantomeno da una sola forza politica.

Oggi quella intuizione è diventata urgenza.
Stadio, viabilità, pressione turistica, servizi pubblici, invecchiamento della popolazione, accesso alla casa: sono tutte questioni che incidono sulla struttura urbana, sociale ed economica dell’intera area, e che richiedono una visione di area vasta, cooperativa, non competitiva. Richiedono istituzioni capaci di coordinarsi, e politica capace di assumersi la responsabilità delle scelte, senza rifugiarsi né nei rendering né nei conflitti simbolici.

Il punto non è scegliere tra sviluppo o tutela, tra attrattività o coesione, ma governare le trasformazioni, riconoscendone gli effetti cumulativi e assumendoli come materia politica. Qui si misura la crisi della decisione: quando il confronto viene vissuto come intralcio, quando l’ascolto è ridotto a formalità, quando il ricorso a strumenti giudiziari diventa il surrogato della politica.

Per questo il Circolo Willy Brandt ha promosso una nuova iniziativa pubblica, invitando alcune forze politiche di centro a un confronto aperto proprio su questi temi. Non per evocare modelli del passato, ma per interrogarsi su quale politica sia oggi in grado di decidere senza chiudersi, ascoltare senza rinunciare alla responsabilità, guardare oltre l’emergenza senza perdere il consenso facile.

Se Como è osservata sempre più come un laboratorio, come suggeriscono anche sguardi esterni, allora la domanda non è solo cosa accadrà alla città, ma chi e come governerà le sue trasformazioni.
È qui che l’ascolto torna a essere una forza.
Ed è qui che la politica è chiamata, finalmente, a fare il proprio mestiere.





Crisi della decisione e ruolo della politica

Giovedì 26 febbraio 2026, alle ore 18.00, il Circolo Culturale Europeo Willy Brandt promuove a Como un confronto pubblico sul tema “Crisi della decisione e ruolo della politica”.

Un incontro pensato per discutere, senza slogan e senza semplificazioni, come la politica possa tornare a decidere assumendosi responsabilità, dopo l’ascolto e il confronto, di fronte alle trasformazioni che attraversano la città e il territorio.

Sono state invitate a confrontarsi: +Europa, Azione, Italia Viva, Ora!, Noi Moderati, Partito Repubblicano, Partito Liberaldemocratico, PSI Como.

Un’occasione di dialogo aperto, nel segno di una politica che torni a essere luogo di visione, metodo e responsabilità pubblica.






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