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Circolo Willy Brandt


Willy Brandt

Il Circolo

Il circolo si ispira a Willy Brandt quale figura simbolo di un socialismo capace di coniugare giustizia sociale, democrazia e visione internazionale.

Il Circolo si ispira alla figura di Willy Brandt quale simbolo di un socialismo capace di coniugare giustizia sociale, democrazia e visione internazionale. Nella sua esperienza riconosciamo un modello di riformismo laico ed europeo, fondato sulla responsabilità, sul dialogo e sul rifiuto di ogni ideologia.

Il Circolo si riconosce in una cultura politica riformista e liberale, che unisce libertà e uguaglianza e vede nell’Europa non solo uno spazio istituzionale, ma una comunità di valori fondata sulla convivenza, sulla cooperazione e sul rispetto reciproco.




7 dicembre 1970, Monumento agli Eroi del Ghetto di Varsavia

«Sotto il peso della storia, ho fatto quello che fanno le persone quando le parole non bastano.»
Quel gesto, passato alla storia come la Kniefall von Warschau (l’Inginocchiata di Varsavia), divenne uno dei simboli più potenti della volontà della Germania di riconciliazione e di assunzione di responsabilità morale per i crimini del nazismo, in particolare per l’Olocausto.




Willy Brandt (1913–1992)

Willy Brandt è stato uno dei principali esponenti del socialismo democratico del Novecento e una figura centrale della politica tedesca ed europea. Nato a Lubecca con il nome di Herbert Ernst Karl Frahm, aderì fin da giovane al movimento socialista e al Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD).

Con l’ascesa al potere di Hitler nel 1933, fu costretto a lasciare la Germania a causa della sua opposizione al nazismo. Durante gli anni dell’esilio, soprattutto in Norvegia e in Svezia, continuò a operare come giornalista e attivista socialista, adottando il nome di Willy Brandt.

Dopo la Seconda guerra mondiale rientrò in Germania, dove divenne rapidamente una delle figure più autorevoli del socialismo democratico, distinguendosi per l’impegno a favore di una società più giusta, libera e pacifica, in opposizione tanto al totalitarismo fascista quanto a quello comunista.

Fu sindaco di Berlino Ovest dal 1957 al 1966, in una fase cruciale della Guerra Fredda, e successivamente Ministro degli Esteri e Vicecancelliere, prima di essere eletto Cancelliere federale nel 1969.

Nel corso del suo mandato da Cancelliere promosse una profonda stagione di riforme sociali, ampliando l’accesso all’istruzione, rafforzando la partecipazione democratica ed estendendo il sistema di welfare. In politica estera diede vita alla celebre Ostpolitik, ispirata a ideali di pace, dialogo e cooperazione, perseguendo la normalizzazione dei rapporti con l’Europa orientale, con la Polonia e con la Germania Est, sulla base dei valori della riconciliazione e del rispetto reciproco.

Nel 1971 gli venne conferito il Premio Nobel per la Pace, in riconoscimento del suo contributo al superamento delle divisioni dell’Europa durante la Guerra Fredda.


Dopo le dimissioni dalla carica di Cancelliere nel 1974, in seguito alla scoperta del coinvolgimento di un suo stretto collaboratore, Günter Guillaume, in una rete di spionaggio a favore della Stasi, Brandt non si ritirò dalla vita pubblica internazionale. Al contrario, assunse un ruolo ancora più ampio come presidente dell’Internazionale Socialista.

In tale veste, fu incaricato dalle Nazioni Unite di presiedere una Commissione indipendente sullo sviluppo globale, che nel 1980 pubblicò il celebre Rapporto Brandt, intitolato North-South: A Programme for Survival.

Il Rapporto Brandt mise in evidenza le profonde disuguaglianze tra i Paesi ricchi del Nord e quelli poveri del Sud del mondo e avanzò proposte concrete per promuovere giustizia economica, cooperazione internazionale e sviluppo sostenibile. Si trattò di un documento pionieristico, che segnò una svolta nella riflessione politica globale, sottolineando la necessità di un nuovo ordine economico internazionale fondato sulla solidarietà e sull’interdipendenza.



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