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Circolo Willy Brandt


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RE-COMO, marzo 2026 La newsletter-laboratorio del Circolo Culturale Willy Brandt per leggere e comprendere le trasformazioni della realtà

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Crisi della decisione e ruolo della politica




Giovedì 26 febbraio 2026, alle ore 18.00, il Circolo Culturale Europeo Willy Brandt ha promosso a Como un confronto pubblico sul tema "Crisi della decisione e ruolo della politica".
Un incontro pensato per discutere, senza slogan e senza semplificazioni, come la politica possa tornare a decidere assumendosi responsabilità, dopo l'ascolto e il confronto, di fronte alle trasformazioni che attraversano la città e il territorio.

Si sono confrontati: Azione, Italia Viva, Ora!, Noi Moderati, Partito Liberaldemocratico, PSI.

Un'occasione di dialogo aperto, nel segno di una politica che torni a essere luogo di visione, metodo e responsabilità pubblica.

Il dibattito è stato condotto con efficacia e autorevolezza dal Vice Presidente del Circolo Mauro Civelli


Sintesi dell'incontro del Circolo di cultura riformista
L'incontro promosso dal Circolo di cultura riformista di Como, ispirato alla figura di Willy Brandt, ha affrontato il tema della crisi della decisione politica, cioè la crescente difficoltà delle istituzioni democratiche nel compiere scelte chiare e assumersi responsabilità di lungo periodo.
Introduzione del Presidente del Circolo
Aprendo i lavori, il Presidente - Giuseppe Doria - ha ricordato la storia del Circolo, nato nel 2000 ma radicato nella tradizione del socialismo riformista europeo. L'esperienza di Willy Brandt è stata richiamata come esempio di una politica capace di unire apertura internazionale - simboleggiata dalla sua Ostpolitik - e attenzione concreta al miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini.
Il tema centrale della serata è stato individuato nella difficoltà crescente della politica nel fare sintesi tra interessi diversi. Quando questo non avviene, le decisioni vengono spesso spostate fuori dalla sfera politica: verso la magistratura, la burocrazia o il conflitto sociale. È stato citato, come esempio emblematico, il caso della diffusione della Xylella fastidiosa in Puglia: ritardi, divisioni politiche e mancanza di decisioni tempestive hanno contribuito ad aggravare una crisi agricola trasformandola in una vera emergenza economica e ambientale.
L'obiettivo dell'incontro era quindi stimolare un dialogo tra forze politiche e nuove generazioni per recuperare una capacità di visione che vada oltre la logica del consenso immediato.

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Le cause della crisi decisionale
Gli interventi dei relatori hanno offerto diverse chiavi di lettura di questa difficoltà della politica contemporanea.

Responsabilità e leadership

Lorenzo Pedretti (Azione) ha sottolineato che decidere significa inevitabilmente assumersi responsabilità e correre il rischio di scontentare qualcuno. Oggi però la politica tende spesso a evitare decisioni impopolari per paura di perdere consenso. In una democrazia sempre più influenzata dai media e dai social network, la visibilità e la comunicazione rischiano di contare più della capacità di governo.

Sfiducia e crisi dello studio

Alberto Gaffuri (Italia Viva), sindaco di Albese con Cassano, ha ampliato l'analisi sostenendo che la crisi della decisione riguarda l'intera società. Negli ultimi anni si è diffusa una forte sfiducia verso ogni forma di autorità - dalla politica alla scienza - e questo rende più difficile assumere decisioni condivise.
Secondo Gaffuri, la politica soffre inoltre di una crisi dello studio e dell'approfondimento: senza il supporto dell'analisi tecnica e del mondo accademico, le scelte rischiano di diventare immediate e superficiali, prive di una visione di medio-lungo periodo.

Burocrazia, ricorsi e paralisi amministrativa
Manuel Serafini (Noi Moderati) ha evidenziato come l'assenza di decisioni politiche apra spazi sempre maggiori alla burocrazia e alla magistratura. Il ricorso sempre più frequente alla giustizia amministrativa - come i ricorsi al TAR - è spesso il segnale di una politica incapace di costruire consenso e di trovare soluzioni condivise.

I meccanismi che bloccano la politica
Manuel Riani (Ora!) ha affrontato il tema con un approccio più teorico, richiamando alcune analisi della scienza politica. I leader politici tendono sempre più a evitare decisioni rischiose per non essere accusati di errori, in un contesto mediatico che amplifica soprattutto le notizie negative.
Inoltre, la moltiplicazione dei soggetti con potere di veto - istituzioni, enti locali, gruppi di interesse - rende sempre più difficile modificare lo status quo. In sistemi istituzionali complessi e multilivello, le responsabilità tendono così a disperdersi tra diversi attori.

Società frammentata e ricerca del consenso
Peppino Titone (Partito Liberale Democratico) ha sottolineato come la società contemporanea sia molto più frammentata rispetto al passato. La politica non si confronta più con grandi blocchi sociali, ma con una molteplicità di gruppi e categorie con interessi specifici. Questo porta spesso a decisioni orientate a soddisfare singole "nicchie" piuttosto che a costruire strategie complessive.

Memoria storica e partecipazione
Pasquale Rocca (Partito Socialista Italiano) ha portato la testimonianza di chi ha vissuto la stagione politica degli anni Settanta, quando grandi riforme sociali venivano sostenute da forti movimenti politici e culturali. Oggi, a suo giudizio, la politica appare spesso ridotta a gestione del potere e difesa di interessi economici limitati. Nonostante questo quadro, Rocca ha invitato le nuove generazioni a non rinunciare alla partecipazione politica.

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Il caso di Como: la crisi decisionale a livello locale
La seconda parte del dibattito ha utilizzato la realtà di Como come esempio concreto delle difficoltà decisionali che caratterizzano oggi la politica.
Il coordinatore del confronto ha ricordato come negli ultimi anni la città sia stata segnata da numerosi progetti incompiuti o rallentati: dalla riqualificazione di aree urbane alla gestione di infrastrutture pubbliche, fino ai dibattiti su interventi simbolici come lo stadio o il lungolago. Questi casi sono stati interpretati come il riflesso locale di una crisi decisionale più generale.

Il rapporto tra amministrazione e città
Secondo Lorenzo Pedretti, uno dei problemi principali riguarda il metodo decisionale dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Alessandro Rapinese. A suo giudizio l'attuale gestione amministrativa tende a privilegiare decisioni unilaterali, con un limitato coinvolgimento delle opposizioni, delle associazioni e dei cittadini.
Pedretti ha osservato che questa impostazione produce un clima di forte conflittualità politica e istituzionale. In molti casi, quando il confronto politico viene meno, cittadini e comitati finiscono per ricorrere alla magistratura amministrativa come ultima possibilità per far valere le proprie ragioni.
Allo stesso tempo ha rivolto una critica anche alle opposizioni consiliari, accusate di essere spesso concentrate sulla polemica personale con il sindaco piuttosto che sulla costruzione di una proposta alternativa per la città.

La responsabilità degli elettori e la politica degli slogan
Alberto Gaffuri ha introdotto un elemento di autocritica più generale, ricordando che la responsabilità delle dinamiche politiche non riguarda soltanto gli amministratori ma anche gli elettori. Promesse elettorali molto semplici o irrealistiche, se accolte senza un'analisi critica, rischiano di alimentare aspettative difficili da soddisfare e quindi nuove delusioni.
Secondo Gaffuri, uno dei limiti del dibattito pubblico comasco è l'assenza di una discussione strategica sulla Como dei prossimi trent'anni. Questioni decisive come la mobilità, il recupero delle aree dismesse, lo sviluppo turistico o la sostenibilità ambientale dovrebbero essere affrontate con una prospettiva di lungo periodo, mentre il confronto politico tende spesso a concentrarsi su episodi o polemiche immediate.

Il degrado del confronto politico
Manuel Serafini ha osservato come anche il clima del Consiglio comunale risenta di questa situazione. Il dibattito politico, ha sostenuto, è sempre più dominato da scontri personali e polemiche, con il rischio di svuotare la politica della sua funzione di mediazione tra interessi diversi.
In questo contesto, la politica rischia di trasformarsi in uno spettacolo mediatico nel quale prevale chi alza di più i toni, mentre si riduce lo spazio per il confronto razionale sui problemi della città.

Il problema delle opere pubbliche

Uno dei temi centrali emersi nel dibattito è stato quello delle opere pubbliche e dei progetti urbanistici, spesso rallentati o bloccati da lunghe procedure amministrative e contenziosi.
Manuel Riani ha citato l'esempio del lungolago di Como, la cui realizzazione ha richiesto tempi molto lunghi, per evidenziare i limiti di un sistema decisionale nel quale le responsabilità sono distribuite tra molti soggetti diversi.
Per superare questa situazione ha proposto di adottare modelli organizzativi diffusi in altri paesi europei, come il principio del single point of accountability: un unico responsabile del progetto, incaricato di portare a termine l'opera e valutato sulla base dei risultati. In questo modo si ridurrebbe la dispersione delle responsabilità tra amministrazioni e enti diversi.
Un altro elemento importante riguarda la fase iniziale dei progetti. Riani ha sottolineato l'importanza di coinvolgere fin dall'inizio tutti i soggetti interessati - cittadini, associazioni, imprese - per evitare conflitti e ricorsi successivi.

Una città percepita come ferma
Peppino Titone ha offerto uno sguardo più distaccato sulla situazione di Como, osservando come la città appaia urbanisticamente ferma da diversi decenni. A suo giudizio il problema non riguarda solo l'attuale amministrazione ma una difficoltà più profonda della classe dirigente locale nel definire una strategia di sviluppo condivisa.
Titone ha inoltre osservato come la figura del sindaco Rapinese venga spesso percepita come quella di un leader decisionista, capace di imporre scelte senza mediazioni. Questa immagine, anche quando suscita critiche, rappresenta comunque una forma di chiarezza politica che parte dell'elettorato continua a premiare.
Il problema principale, secondo Titone, è piuttosto la debolezza dell'alternativa politica: l'opposizione appare frammentata e concentrata su singole battaglie, senza riuscire a proporre una visione complessiva del futuro della città.

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Tecnologia, lavoro e futuro della politica
Nella fase conclusiva del dibattito sono emerse riflessioni più ampie sul rapporto tra politica, economia e trasformazioni tecnologiche. È stato sollevato il tema dell'impatto dell'intelligenza artificiale sul lavoro e della necessità di strumenti normativi capaci di governare queste trasformazioni.
È stata inoltre evidenziata la crescente "tribunalizzazione" della politica: quando le istituzioni non riescono a trovare una sintesi tra interessi diversi, le decisioni finiscono sempre più spesso nei tribunali o nei procedimenti amministrativi.

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Conclusioni
Nelle conclusioni dell'incontro, il Presidente del Circolo ha proposto una riflessione più ampia sul significato delle scelte pubbliche e sul ruolo che la politica dovrebbe tornare a svolgere nella guida dello sviluppo del territorio.

Una visione sistemica delle grandi opere
Uno dei punti centrali riguarda il modo in cui vengono affrontate le grandi opere nel dibattito pubblico. Troppo spesso, ha osservato il Presidente, la discussione si riduce a valutazioni superficiali - se un progetto sia "bello" o "brutto", opportuno o meno nel breve periodo - senza considerare le conseguenze più profonde che queste scelte producono nel tempo.
Interventi come la riqualificazione dello stadio di Como o la gestione dei flussi turistici non sono infatti questioni isolate. Si tratta di decisioni che hanno effetti a cascata sull'intero sistema urbano: incidono sull'economia locale, sulla mobilità, sull'assetto urbanistico, sulla qualità della vita dei residenti e sull'attrattività del territorio.
In questa prospettiva, "rifare lo stadio" non significa semplicemente intervenire su un impianto sportivo, ma contribuire a ridisegnare il rapporto tra città, lago, turismo e servizi. Il problema quindi non è soltanto stabilire se o come realizzare un'opera, ma comprendere quali effetti produrrà nel medio e lungo periodo per la collettività.

Una riflessione critica sulla classe dirigente

Il Presidente ha poi introdotto un elemento di autocritica che ha dato un tono particolarmente significativo alla conclusione dell'incontro. A suo giudizio, la situazione attuale rappresenta in parte anche un fallimento della classe dirigente delle ultime generazioni, che non è sempre riuscita a costruire una visione strategica adeguata per il territorio.
Questa consapevolezza non è stata però espressa in termini pessimisti, ma come punto di partenza per un rinnovamento. Nel dibattito della serata, ha osservato, è emersa una presenza significativa di giovani relatori e partecipanti che affrontano questi temi con sensibilità diverse, più attente alla complessità dei problemi e alla ricerca di soluzioni nuove. Proprio da questo confronto intergenerazionale può nascere una riflessione più profonda sul futuro della città.

La crisi dell'ascolto nella politica locale
Per illustrare concretamente la difficoltà della politica locale nel costruire momenti di confronto reale, il Presidente ha citato un episodio significativo. Un coordinamento di 46 associazioni culturali del territorio aveva chiesto all'amministrazione comunale un incontro per discutere dei principali problemi della città e per avviare un dialogo senza ricorrere a strumenti conflittuali come i ricorsi amministrativi.
Secondo quanto riportato, questa richiesta non avrebbe trovato una risposta concreta da parte dell'amministrazione guidata dal sindaco Alessandro Rapinese, se non attraverso comunicazioni formali considerate evasive.
La critica non è stata però rivolta soltanto alla maggioranza. Il Presidente ha osservato che anche le forze di opposizione avrebbero potuto cogliere quell'occasione per promuovere direttamente un momento di confronto pubblico con queste associazioni, dando spazio alle loro proposte e portando il tema all'interno delle sedi istituzionali.
Il risultato, ha commentato con amarezza, è stato che a una richiesta di dialogo proveniente dalla società civile sono seguite soltanto alcune lettere di cortesia, ma nessun vero confronto politico.

L'invito alla partecipazione
Nelle battute finali, il Presidente ha voluto trasformare questa analisi critica in un invito operativo. Il Circolo, ha spiegato, intende continuare a promuovere momenti di discussione e di elaborazione politica, mettendosi a disposizione come luogo di incontro tra associazioni, cittadini e forze politiche.
Ma questo percorso può funzionare solo se accompagnato da una partecipazione attiva. Il messaggio conclusivo è stato espresso con una formula semplice e diretta: "Se voi ci siete, noi ci siamo."
La politica, è stato ribadito, non può limitarsi alla gestione dell'esistente né ridursi a uno scontro permanente nelle aule dei tribunali o sui social network. Deve tornare a essere uno spazio di elaborazione collettiva, nel quale costruire progetti condivisi per il futuro della comunità.






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