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RE-COMO, 18 marzo 2026 La newsletter-laboratorio del Circolo Culturale Willy Brandt per leggere e comprendere le trasformazioni della realtà
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Como tra turismo globale e radici locali: chi guida davvero la nuova fase?
Dalle parole di Mirwan Suwarso (su Rivista Undici) emerge un modello economico potente e innovativo: resta aperta la sfida di trasformarlo in sviluppo condiviso per il territorio del Lago di Como.
In passato siamo già intervenuti sulla questione delle nuove élite economiche legate al turismo. Abbiamo segnalato utili rilevanti, una crescita occupazionale talvolta disordinata e una difficoltà ancora evidente nel cogliere ricadute diffuse a beneficio dell’intera comunità. Allo stesso tempo, abbiamo letto questa trasformazione come un vero e proprio passaggio di testimone: dalle élite del tessile a quelle dell’ospitalità.
Oggi, alcuni passaggi dell’intervista di Mirwan Suwarso (su Rivista Undici) offrono l’occasione per sviluppare questa riflessione in modo più articolato.
Le parole di Mirwan Suwarso sul progetto del Como 1907 aiutano, ancora una volta, a leggere qualcosa che va ben oltre il calcio. Raccontano, in modo molto diretto, la trasformazione economica in corso sul Lago di Como.
Il punto di partenza è chiaro: il vero asset non è la squadra, ma il territorio. Il lago diventa un brand globale, il calcio uno strumento per amplificarne l’attrattività. Attorno a questo si costruisce un sistema fatto di turismo, retail, ospitalità, esperienze. È una visione moderna, coerente con le dinamiche internazionali, e sarebbe sbagliato leggerla con nostalgia.
Ma proprio per questo vale la pena fermarsi un momento e mettere questa visione in relazione con la storia economica di Como.
Nel ciclo del tessile, l’élite locale non si limitava a generare profitti. Svolgeva una funzione più ampia. Le imprese organizzavano filiere, formavano competenze, creavano occupazione stabile, contribuivano a costruire una classe media. In molti casi esercitavano anche un ruolo sociale e civile. Il territorio non era solo un contesto: era parte integrante del progetto industriale.
Oggi il quadro è diverso. Il valore non nasce più dalla produzione, ma dall’attrattività. Non si costruisce nella fabbrica, ma nell’esperienza. Non si radica necessariamente nel territorio, ma si muove dentro reti globali. È un passaggio strutturale, non temporaneo.
In questo scenario, anche il ruolo delle élite locali cambia. Non sono scomparse. Continuano a essere presenti, a investire, a partecipare a questa nuova economia. Tuttavia, più che guidare il processo, spesso sembrano adattarsi ad esso. Colgono opportunità, si posizionano nei segmenti più dinamici, ma raramente esprimono una visione complessiva di sviluppo del territorio.
Ed è qui che emerge una differenza importante. Nel racconto di Suwarso, il territorio appare come una piattaforma da valorizzare. Nel passato tessile, era una comunità da organizzare. Non è una contrapposizione ideologica, ma un cambio di prospettiva.
La questione, allora, non riguarda la legittimità di questo nuovo modello. Il turismo di alta gamma, l’internazionalizzazione, l’arrivo di capitali e competenze sono elementi positivi e difficilmente reversibili. Il punto riguarda ciò che accompagna questa crescita.
Oggi si fatica a vedere una regia condivisa capace di collegare lo sviluppo economico a obiettivi più ampi: qualità del lavoro, formazione, stabilità occupazionale, ricadute fiscali e sociali per i comuni. Si percepisce una forte capacità di generare valore, ma meno una strategia per distribuirlo e consolidarlo nel territorio.
Il rischio, se vogliamo dirlo con chiarezza, è che si affermi un modello efficiente dal punto di vista economico ma più fragile sotto il profilo della coesione. Un modello in cui la città funziona sempre meglio come destinazione, ma non necessariamente come comunità.
Il progetto del Como 1907 è, in questo senso, un laboratorio avanzato. Non va criticato per ciò che è, ma osservato per ciò che rappresenta: un segnale chiaro della direzione che il territorio sta prendendo.
Proprio per questo, la responsabilità non riguarda solo gli investitori internazionali. Riguarda anche le élite locali, e la politica del territorio. Non tanto nella loro capacità di stare nel mercato e sulle decisioni, quanto nella loro disponibilità a tornare a esercitare un ruolo più ampio.
In fondo, la domanda resta semplice.
Nel passaggio dal tessile al turismo, Como ha cambiato il modo di produrre ricchezza. Ma chi oggi si assumerà il compito di trasformare questa ricchezza in sviluppo condiviso?
È su questo terreno, più che sulle performance economiche, che si misurerà la qualità della nuova fase che si è aperta sul Lago di Como.
Como, 18 marzo 2026