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Circolo Willy Brandt


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RE-COMO, gennaio 2026 La newsletter-laboratorio del Circolo Culturale Willy Brandt per leggere e comprendere le trasformazioni del territorio

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Pubblicata la determina sullo stadio dal Comune
Lo stadio messo per iscritto,
ma il dibattito resta fuori

La Determinazione del Settore Opere Pubbliche – Servizio Edilizia Pubblica sul progetto di ristrutturazione del Sinigaglia è finalmente arrivata. Ed è, per molti versi, un documento utile. Ma anche un documento che non dice nulla che non fosse già noto.
Mette nero su bianco vincoli, interferenze, complessità: il contesto paesaggistico, la viabilità, la presenza delle scuole, il rapporto con il lago, i limiti infrastrutturali, la delicatezza dell’area. Elenca ciò che andrà affrontato, gestito, risolto. In sostanza, certifica ufficialmente che non siamo davanti a un semplice cantiere, ma a un intervento con effetti sull’intero assetto urbano.
Tutto questo, però, era già chiaro. Il documento non propone una visione, non apre scenari, non indica una direzione politica. Fa il suo mestiere amministrativo: trasforma in atti formali problemi che sono sotto gli occhi di tutti.
Quello che continua a mancare è il passaggio decisivo: il confronto pubblico. Se l’impatto dell’intervento riguarda traffico, quartieri, scuole, servizi, lago e centro città, allora non può essere trattato come una pratica tecnica tra uffici e investitori.
Scrivere che il progetto è complesso non basta. Dire che serve attenzione non basta. Serve una Per ora abbiamo un documento che dice, in sostanza: attenzione, è un’operazione enorme. Quello che ancora non abbiamo è una politica che se ne assuma apertamente la responsabilità davanti alla città discussione vera su che città vogliamo e su che prezzo siamo disposti a pagare.

RE-Think – l'editoriale del Circolo
Como non è un rendering (ma neanche un processo alle intenzioni)
Lo sguardo esterno di Le Monde su Como ha avuto il merito di rompere una narrazione troppo a lungo indulgente. Raccontare la città come un marchio globale, attraversato da dinamiche di turismo di massa, concentrazione del potere economico e progressivo svuotamentoresidenziale, non è un esercizio polemico: è una domanda politica sul futuro della comunità. Sarebbe tuttavia un errore – opposto e speculare – trasformare quel reportage in una verità definitiva o in un atto d’accusa semplificato. Il rischio, anche nel dibattito locale, è di ridurre processi complessi a figure simboliche: “gli indonesiani”, “lo stadio”, “il sindaco”. Serve sottrarsi a questa logica. Alcuni elementi emersi da interviste e dati più ampi meritano di essere considerati senza pregiudizi. Il progetto “Como per Como”, ad esempio, ha progressivamente ampliato il coinvolgimento del tessuto produttivo locale. La crescita del merchandising del club racconta una capacità organizzativa e commerciale che non può essere liquidata come folklore. Anche la scelta di mantenere abbonamenti accessibili ai tifosi storici segnala una consapevolezza – esplicitamente dichiarata – di una frattura sociale reale tra chi vive il territorio e chi lo serve. Sono dati che non assolvono né condannano, ma complicano il quadro. Così come va presa sul serio la distinzione proposta tra la “disneyficazione” della squadra, intesa come prodotto sportivo ed emozionale, e quella della città. Distinzione che, però, pone a sua volta una domanda cruciale: è davvero possibile separare un grande progetto di brand sportivo dalla trasformazione urbana, sociale e simbolica della città che lo ospita? È qui che il nodo politico resta aperto. Non nelle intenzioni dichiarate, ma negli effetti cumulativi. Non nei rendering, ma nelle conseguenze: sulla residenzialità, sui servizi pubblici, sulla scuola, sulla sanità, sulla composizione sociale dei quartieri, sul rapporto tra pubblico e privato. Una città non diventa un “resort” per decreto, ma per sommatoria di scelte, omissioni, subalternità e assenza di visione pubblica. Non serve scegliere tra apocalittici e integrati. Serve tenere insieme ciò che spesso viene separato: investimenti e diritti, attrattività e coesione sociale, sviluppo e demografia, calcio e città. Il reportage di Le Monde ci dice che Como è ormai osservata come un laboratorio europeo. Sta a noi decidere se subirne il racconto o usarlo come occasione di consapevolezza. Perché Como non è un rendering. Ed è troppo importante per essere ridotta a un giudizio sommario, in un senso o nell’altro Le proposte in pillole Dai rendering alle decisioni
Per i grandi progetti servono regole chiare di trasparenza:
pubblicazione di scenari alternativi, costi e tempi reali;
valutazioni di impatto su traffico, servizi e quartieri;
incontri pubblici tematici sui singoli nodi (mobilità, scuole, accessibilità);
coinvolgimento di residenti e tifosi;
verifica in corso d’opera per gli interventi più rilevanti.

Governare non è tifare: è decidere sapendo e facendo sapere.

I lettori ci scrivono, oggi rispondiamo a Gabriella
Le nuove fragilità di Como, la città che invecchia
Tra i primi riscontri arrivati dopo il lancio della newsletter c’è il messaggio di Gabriella, una lettrice che ha posto una serie di questioni molto concrete che meritano di essere prese sul serio. Il punto di partenza è la trasformazione demografica: un Paese che invecchia e una città, Como, con sempre meno residenti e con un’età media sempre più alta. Da qui nasce una fragilità sociale che si manifesta anche nelle cose più semplici: molti anziani faticano a sostenere i costi della manutenzione ordinaria della casa e dell’assistenza quotidiana. Nel suo messaggio, Gabriella avanza anche una proposta pratica: pensare a percorsi di formazione di base per adulti (piccole competenze tecniche, manutenzione domestica, autonomia quotidiana) come strumento di aiuto concreto e di riduzione delle disuguaglianze. Attorno a questo nodo si intrecciano altri temi: la questione abitativa, la gentrificazione, il rapporto tra turismo e trasformazioni urbane, la tenuta della sanità pubblica e dei servizi. Sono problemi che chiedono politica e capacità di governo, non solo atti amministrativi o contenziosi. Lo abbiamo scritto anche di recente, a proposito dei ciliegi: meno ricorso ai TAR e più assunzione di responsabilità politica. Qui il punto è molto semplice e molto concreto: i servizi sociali del Comune sono chiamati a farsi carico di queste nuove fragilità, che non sono marginali ma strutturali. L’invecchiamento della popolazione, la povertà nascosta, la difficoltà a vivere dignitosamente nella propria casa non possono restare temi collaterali o rinviati. Sono già il cuore della città che cambia. Le proposte in pillole Partire dalla città reale
Sotto il dibattito sulle grandi opere ci sono bisogni quotidiani:

  • avviare, con i servizi sociali, un programma di piccola manutenzione domestica per anziani e persone fragili;
  • censire gli alloggi sfitti e costruire percorsi di affitto accessibile per chi lavora nei servizi essenziali;
  • creare una sede stabile di confronto su sanità e welfare;
  • definire poche priorità vere per ogni quartiere, con chi ci vive.


Le città si tengono insieme con politiche ordinarie fatte bene.

Archivio Brandt
nella prossima Newsletter
Como non è un’isola Nel 2018 il Circolo Culturale Europeo Willy Brandt promosse un incontro dal titolo “Sinergie confinanti: mobilità a Como, un sogno realizzabile?”. L’idea di fondo era chiara: i problemi strutturali del nostro territorio non possono essere affrontati entro i confini di un solo Comune. Oggi quella intuizione è ancora più attuale. Stadio, viabilità, pressione turistica, servizi pubblici, invecchiamento della popolazione, accesso alla casa: nessuno di questi temi riguarda solo Como, e nessuno può essere governato senza una vera visione di area vasta.

Un invito alla collaborazione
RE-COMO nasce come laboratorio civico aperto. Il Circolo Willy Brandt invita cittadine e cittadini, associazioni, comitati e realtà locali a collaborare segnalando situazioni, criticità, trasformazioni in corso e temi che meritano attenzione.
Le segnalazioni saranno lette con cura e a tutte verrà data risposta (sulla newsletter o in privato come è sempre accaduto), nella convinzione che l’ascolto e il confronto siano parte essenziale del metodo riformista e democratico.
Con RE-COMO il Circolo Willy Brandt intende rafforzare il proprio ruolo di spazio pubblico di analisi, autonomo, laico e riformista, fedele all’idea che senza conoscenza non vi sia né buona politica né buona amministrazione.
SCRIVICI: presidenza@circolowillybrandt.it


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