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Circolo Willy Brandt


RE-COMO_07_26

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n. 07/2026 31/05/2026

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OLTRE RAPINESE: il vero tema emerso dal sondaggio di Piepoli è la crisi della rappresentanza politica.

Il giudizio dei cittadini sull'amministrazione non può essere confuso con un consenso automatico verso gli schieramenti tradizionali. Il vero tema emerso dall'indagine Piepoli è la difficoltà della politica organizzata nel rappresentare una crescente domanda di cambiamento.


La puntata di Nessun Dorma dedicata al sondaggio dell'Istituto Piepoli sul gradimento del sindaco di Como ha offerto numerosi spunti di riflessione. Colpisce tuttavia come alcuni commentatori abbiano faticato a cogliere la portata dei dati emersi.

A tratti sembrava di assistere alle reazioni di una parte del centrosinistra dopo il recente referendum: una lettura che tende a confondere il messaggio degli elettori con le aspettative degli osservatori.

Anche nel caso di Como il dato appare piuttosto chiaro. La sfiducia verso l'attuale amministrazione non può essere automaticamente interpretata come un aumento di consenso verso il centrodestra o verso il centrosinistra. Si tratta di fenomeni diversi.
L'indagine evidenzia soprattutto una crescente insoddisfazione nei confronti dell'amministrazione cittadina. I problemi indicati dai cittadini riguardano aspetti molto concreti della vita quotidiana: traffico, viabilità, parcheggi, gestione dei flussi turistici e, più in generale, la percezione di un peggioramento della qualità della vita.

Non sorprende quindi che una larga maggioranza degli intervistati esprima il desiderio di un cambiamento rispetto all'attuale governo della città.

La vera questione politica, però, inizia proprio qui.

Se una parte così significativa della cittadinanza ritiene necessario un cambiamento e, contemporaneamente, non emerge ancora una proposta alternativa capace di raccogliere questa domanda, il problema non riguarda soltanto l'amministrazione in carica.
Riguarda l'intero sistema della rappresentanza politica e civile.

Da tempo assistiamo a una progressiva difficoltà dei partiti, delle liste civiche, delle associazioni e dei gruppi di opinione nel trasformare il disagio diffuso in una proposta politica credibile e condivisa. La domanda sociale esiste, ma fatica a trovare strumenti adeguati per organizzarsi e diventare progetto.

Per questo la domanda più interessante non è oggi "chi sarà il candidato sindaco?", ma un'altra: perché una richiesta di cambiamento così ampia non riesce ancora a tradursi in una visione riconoscibile per il futuro della città?

Si tratta di una questione che va ben oltre Como e che riguarda la crisi della rappresentanza nelle democrazie contemporanee. Sempre più spesso si formano gruppi dirigenti chiusi e autoreferenziali, vere e proprie "caste eburnee", che finiscono per parlare soprattutto a se stesse. La conseguenza è una crescente distanza tra cittadini e politica, tra bisogni reali e capacità di rappresentarli.

In questo contesto diventa importante l'esistenza di luoghi di confronto libero e pluralista. Non per sostituirsi alla politica o trasformarsi in soggetti elettorali, ma per mantenere aperto uno spazio di discussione capace di mettere in relazione culture, sensibilità ed esperienze diverse.

È anche questa la funzione che realtà come il Circolo Willy Brandt hanno svolto nel tempo e possono continuare a svolgere: contribuire alla comprensione dei problemi, favorire il confronto e porre domande che la politica spesso evita.

Perché il tema che emerge dal sondaggio non riguarda soltanto il gradimento di un sindaco. Riguarda la capacità della città di costruire una rappresentanza all'altezza delle sfide che ha di fronte.

Ed è una domanda che nessuno schieramento può permettersi di ignorare.

Como, 31 maggio 2026
testo a cura del Presidente del Circolo Giuseppe Doria




 


 




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