La nascita di Spazio Pubblico, iniziativa promossa da personalità provenienti da diverse esperienze riformiste, liberaldemocratiche ed europeiste, rappresenta un fatto politico che merita attenzione.
Non tanto per gli assetti organizzativi che assumerà o per gli equilibri che potrà modificare, quanto perché segnala una domanda che attraversa ormai una parte significativa del Paese: la ricerca di uno spazio politico e culturale capace di andare oltre la tradizionale contrapposizione tra centrodestra e campo largo.
È una domanda che riguarda anche Como.
Negli ultimi anni il dibattito pubblico cittadino si è progressivamente impoverito, schiacciato da una contrapposizione permanente che spesso riduce problemi complessi a slogan contrapposti. Da una parte le forze politiche tradizionali, dall'altra un civismo che ha interpretato il consenso come autosufficienza decisionale. In entrambi i casi si fatica a costruire una visione condivisa del futuro della città.
Eppure le sfide sono davanti agli occhi di tutti.
Il turismo continua a crescere senza che sia ancora emersa una strategia capace di governarne gli effetti sulla qualità della vita dei residenti, sull'economia locale e sull'identità della città.
Il dibattito sullo stadio, sulle aree strategiche come l'ex Ticosa, sulla mobilità, sull'abitare, sulla qualità dello spazio pubblico e sul rapporto tra sviluppo economico e tutela del territorio continua troppo spesso a svilupparsi attraverso contrapposizioni ideologiche, ricorsi giudiziari o decisioni calate dall'alto, piuttosto che attraverso un confronto pubblico fondato su analisi, competenze e responsabilità politica.
È una situazione che il Circolo culturale europeo Willy Brandt ha cercato di affrontare promuovendo, negli ultimi anni, occasioni di approfondimento e dialogo: dal ciclo dedicato al Socialismo nel Novecento italiano alle riflessioni sulla crisi della decisione politica, fino agli incontri che hanno coinvolto le diverse sensibilità riformiste e centriste presenti sul territorio comasco.
Non perché il Circolo intenda costruire un nuovo soggetto politico, né tantomeno sostituirsi ai partiti. Al contrario.
Crediamo però che la politica abbia bisogno, oggi più che mai, di ritrovare luoghi nei quali elaborare idee prima ancora che candidature, confrontare culture politiche prima ancora che schieramenti, costruire visioni prima ancora che programmi elettorali.
Per questo guardiamo con interesse a tutte le iniziative che, come Spazio Pubblico, cercano di riaprire una riflessione sul riformismo europeo, sul ruolo delle istituzioni, sulla qualità della democrazia e sulla capacità di governo.
Naturalmente saranno i fatti a misurarne la consistenza.
Ma il tema resta.
Como ha bisogno di un dibattito nuovo. Ha bisogno di una cultura politica capace di superare le tifoserie e di affrontare con pragmatismo e responsabilità le grandi trasformazioni che interessano il nostro territorio: il turismo internazionale, la competitività economica, la transizione ecologica, il rapporto con la Svizzera e con l'Europa, l'innovazione, il welfare locale, la casa, i trasporti, la valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico.
Questi temi non appartengono alla destra o alla sinistra. Appartengono al futuro della città.
Per questa ragione il Circolo Willy Brandt continuerà, nella propria piena autonomia culturale, a promuovere occasioni di confronto aperto tra amministratori, studiosi, professionisti, associazioni e forze politiche democratiche.
Non per costruire nuove appartenenze, ma per contribuire a ricostruire quella cultura del dialogo, della responsabilità e del riformismo europeo che costituisce, oggi come ieri, la migliore tradizione della democrazia.
Il futuro non si costruisce sommando veti, ma mettendo in dialogo idee, competenze e responsabilità. È questo lo spazio che il Circolo culturale europeo Willy Brandt intende continuare a coltivare.
Como, 14 luglio 2026 testo a cura del Presidente del Circolo Giuseppe Doria
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